Piazza Chiesa della Salute 17/D

Genesio mistery play

L’opera trae ispirazione da Lo Fingido Verdadero, scritto da Lope de Vega Carpio nel 1620, durante
il suo ritiro nella Confraternita degli Schiavi del Santissimo Sacramento di Madrid, dopo una vita
tempestosa da “don Giovanni” ormai al tramonto.
La vicenda riportata da Lope, riletta in chiave barocca e contemporanea, rievoca la storia di San
Genesio, patrono dei teatranti.

SINOSSI
Roma, 303 d.C. Genesio è l’attore e capocomico di una compagnia di commedianti.
Viene incaricato dall’Imperatore Diocleziano di mettere in scena una farsa del battesimo dei cristiani, che all’epoca erano crudelmente perseguitati.
Durante lo spettacolo, però, accade l’inaspettato: Genesio si converte al cristianesimo. Diocleziano ordina immediatamente la sua decapitazione, facendone un martire. I suoi attori vengono graziati, ma sono costretti ad abbandonare Roma.

NOTE DI REGIA
Qualche anno fa accettai la commissione di uno spettacolo su San Genesio quasi unicamente perché a L’Aquila, avevo in qualche modo saputo che Nando Taviani se ne era interessato ed aveva pubblicato un suo studio sull’argomento. Avevo una buona occasione per addentrarmi in un rovello di Nando, conoscerlo meglio ed oltretutto, avevo un testo affidabile che mi avrebbe aiutato a contestualizzare il mio spettacolo. Nel saggio Né sacro né profano. Prospettive teatrali, Taviani indica Lo fingido verdadero di Lope de Vega come il più interessante testo teatrale sull’agiografia di Genesio. Lo adottai; informai Nando del mio progetto e ne parlammo al telefono. Reagii alle sue indicazioni
spostando il punto di vista di tutto il dramma sulla compagnia dei comici guidata da Genesio e li ho ambientati nel Seicento anziché nel 303 d.C. Quindi ho sforbiciato Lo fingido, un testo composto da trenta personaggi, imperatori, consoli, soldati e tribuni, ambientato in Persia e a Roma e ho stretto il campo su cinque attori, buffi e miseri (Bergman dice va che il punto di vista di un’inquadratura equivale ad una questione morale). Arrivano alla corte di Diocleziano per mettere in burla il rito battesimale dei cristiani come era consuetudine fare all’epoca in cui, gli stessi cristiani, venivano perseguitati crudelmente. Genesio e i suoi compagni, sono mestieranti, si presentano con la loro cultura nomade e i loro lazzi. Questa volta però, il loro capocomico si convertirà in scena lasciando tutti a bocca aperta, compreso Diocleziano il quale irromperà nello spettacolo e lo farà decapitare. La compagnia dei commedianti viene prima interrogata, poi espulsa da Roma e viene lasciata a se stessa,
con un problema: come sostituire Genesio con il repertorio a disposizione? Già, perche Genesio è andato oltre il teatro. Come dice Taviani nel suo saggio, è transformed. Non ritorna alla sua condizione iniziale di mimo professionista. Travalica il confine della finzione, si converte, muore, dunque si salva. I suoi attori, invece, rimangono esuli, sulla terra. Lope de Vega dedica buona parte
delle ultime battute agli attori e alle attrici rimasti orfani del loro capocomico. Non inserisce riflessioni cristologiche, nulla di tutto ciò; bensi, parallelamente al dramma di Genesio ed alla sua crisi mistica, chiude su un misero dilemma: come faranno gli attori e le attrici a campare ancora di teatro?! E anche
questo tema, è affrontato senza tragedie, con spirito pratico:
[Entra la compagnia che abbandona Roma; alcuni con i propri fagotti e attrezzi teatrali].
OTTAVIO: Come faremo, compagni, a recitare le commedie senza che ci manchi quel particolare
gusto, pur mancando il miglior attore? Chi potra fare la parte di Adone nel dramma di Venere, stando
all’altezza di quella grazia e abilita, di quel talento ed eleganza?
MARCELLA: Nel mondo solo tu Ottavio.
OTTAVIO: E ditemi, chi fara Paride nella distruzione di Troia?
FABRIZIO: Fabio che studia bene le parti.
MARCELLA: Procuriamoci un’altra commedia e, mentre facciamo queste, ne studieremo alcune per
recitarle piu avanti…[…]
In tutto il corso de Lo fingido ben si comprende quanto a fondo Lope de Vega conoscesse la vita quotidiana degli attori. Sa ricreare le dinamiche in cui, talvolta, i gruppi si si incagliano. I loro bisticci, i loro conflitti ed i loro modi di ripartire ogni volta con rassegnato amore. Quella vita l’ha respirata, ne ha fatto parte, ne ha scritto.
(Luca Vonella, regista dello spettacolo)

Genesio Mistery Play
Ritratto barocco
di un commediante
e martire

Una produzione
Teatro a Canone

Produziona esecutiva
Il Mutamento

Regia
Luca Vonella

Collaborazione artistica
Chiara Crupi

Con
Luca Vonella, Chiara Evangelista e Stefano Pavone

Musicisti
Alessandro Artico e Paolo Tesbia